La piazza del Cinema
Pubblicato da redazione il 13 luglio 2009 |
“la piazza del cinema 2009”
(tutte le sere alle 21.30 dal 19 al 30 luglio in P.zza Unità – Riccione)
La rassegna è organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Riccione in collaborazione con l’Assessorato alle Attività Economiche/Polizia Municipale e il comitato dei commercianti di Riccione Paese.
“la piazza del cinema 2009”
(tutte le sere alle 21.30 dal 19 al 30 luglio in P.zza Unità – Riccione)
La rassegna è organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Riccione in collaborazione con l’Assessorato alle Attività Economiche/Polizia Municipale e il comitato dei commercianti di Riccione Paese.
SOLO UN PADRE – L’educazione sentimentale di un papà “solo”
Una storia di immediata presa, mai melodrammatica, commovente e sentimentale. Il film insiste sul doppio registro, comico e drammatico, la pellicola è
delicata e instabile, punta sulle sfumature dei sentimenti senza spettacolarizzazione del dolore ma con una potente dose di commozione.
La vita del protagonista, dermatologo trentenne, è sempre stata perfetta: genitori premurosi, una carriera avviata, buoni amici, poco spazio per i sentimenti.
Ma un evento improvviso la sconvolgerà e Carlo si troverà solo ad accudire sua figlia di dieci mesi capace di assorbire tutte le sue energie fisiche e mentali
e di far vacillare ogni sua certezza. Quando però incontra una giovane ricercatrice francese, solare e dai modi appassionati e incerti, si sentirà rinascere.
E, a poco a poco, comincerà anche a capire il senso profondo dell’essere padre.
L’ONDA – Lezioni di totalitarismo
Un insegnante punkettone di un liceo tedesco decide di sfidare i suoi studenti che ritengono inutile il corso di autocrazia giacché secondo loro una dittatura
in Germania, oggi, non sarebbe di certo più possibile. Allora fa sì che la classe sviluppi una sorta di totalitarismo di cui lui è leader e loro i membri. Inizialmente
la disciplina, l’uniforme comune e tutto il resto contribuiscono ad abbattere le barriere tra gli eterogenei gruppi di studenti che frequentano il corso. Ma
dal positivo senso di appartenenza a farli sentire membri di un’elite che esclude e discrimina chi non è del loro gruppo (chiamato come l’onda del titolo) il
passo è breve. E presto, in soli sette giorni, l’insegnante si trova a dover fronteggiare un fascismo nemmeno troppo strisciante che avrà tragiche conseguenze.
TWO LOVERS – Sentimenti contrastanti
Una dolente storia di sentimenti, che ha come centro emotivo il groviglio dei rapporti affettivi e familiari.
Il protagonista del film, un uomo attraente e dal carattere complesso, dopo aver tentato il suicidio per un amore finito male torna alla casa dei genitori e
qui conosce due donne in poco tempo. Combattuto tra ragione e istinto non sa se seguire il proprio destino e sposare Sandra, la donna affidabile che i
suoi genitori hanno scelto per lui, o ribellarsi e ascoltare i sentimenti che prova per la sua nuova vicina di casa, coinvolta in un difficile tira e molla con un
uomo sposato. La bravura del regista si rivela nell’immergere il triangolo romantico in un’atmosfera di cupa suspence come fosse un giallo dell’anima,
orchestrando il gioco intimista in un quartiere newyorkese che del protagonista aiuta a riverberare carattere, malinconie e illusioni.
QUEL CHE RESTA DI MIO MARITO – Tre stelle del cinema per un film “on the road”
Una favola morale di amore e di amicizia, con un incantevole trio di interpreti in un’America suggestiva per una commedia on the road che, a dispetto del
tema, non rischia il patetico. Arvilla da poco vedova è costretta a portare le ceneri del marito a Santa Barbara, dove la figlia di lui, che non l’ha mai amata,
vuole dargli sepoltura, nonostante la volontà dell’uomo che le sue ceneri venissero sparse. Costretta a cedere per non perdere la casa decide di partire,
ma dall’Idaho fino alla California il viaggio è lungo: non le vengono meno né le sue amiche di sempre, né l’auto, una vecchia ma gloriosa Cadillac Bonneville.
Invece, come richiesto dall’amato defunto, durante il viaggio, nei luoghi in cui è stata felice col marito, Arvilla sparge un po’ di cenere. Il viaggio lascerà
però segni anche per le altre due donne: l’amica single ha modo di incrociare un camionista gentiluomo, la terza, mormone osservante che rifugge ogni
tentazione, un po’ alla volta cede alla vita sotto forma di trasgressioni alcoliche e qualche parolaccia. Commedia dolceamara, dove traspare il cinismo del
nostro vivere quotidiano, stemperato da grandi interpretazioni, senza dimenticare che tanto, tutto finisce in cenere
MILK – La battaglia di Sean Penn per i diritti civili
La vera storia di Harvey Milk primo gay dichiarato che in America nel 1977 raggiunge la carica di consigliere comunale, raccogliendo intorno a sé un gruppo
di giovani attivisti omosessuali alla ricerca di un sogno promesso e del loro diritto contro la campagna di intolleranza avviata dagli ultraconservatori. Fu
promotore della storica ordinanza sui diritti dei gay e trionfatore sulla proposta che voleva bandire gli omosessuali dall’insegnamento nelle scuole pubbliche
della California. Milk è un film bello, importante, appassionante: e non soltanto perché è uno dei pochi in cui i gay non vengano rappresentati come vittime
tragico-sentimentali o come personaggi comico-grotteschi. Il regista Gus Van Sant sa stabilire un equilibrio tra vita pubblica e privata, tra militanti e amanti;
sa evocare il movimento gay americano dei Settanta non soltanto con esattezza storica, ma con assoluta mancanza di manierismi; sa presentare le battaglie
gay contro il pregiudizio come lotte sindacali e insieme come avventure umane, non ancora concluse. E Sean Penn, spiritoso, leggero, amoroso, senza alcuna
retorica, ricco di ardire, recita un personaggio bellissimo.
LOUISE MICHEL – Gag surreali contro i licenziamenti
Esilarante commedia nera francese, forse il film più anarchico e surreale dell’anno con spiccati riferimenti all’attualità. Un gruppo di operaie licenziate
ingiustamente dopo aver subito turni di lavoro massacranti decide di assoldare un Killer per uccidere il proprietario dell’azienda. Ma nell’era delle multinazionali
è difficile individuare il vero padrone tanto che dopo aver fatto fuori il proprietario della fabbrica in Piccardia, le licenziate scoprono che il «vero» capo
starebbe a Bruxelles, poi in Lussemburgo, poi ancora nell’ isola di Jersey, innescando una catena di vendette che sembra non dover finire mai . I due registi
si divertono a mescolare ulteriormente le carte svelando due ulteriori segreti «sessuali» sui protagonisti. A dimostrare che forse il capitalismo avrà mille
teste sfuggenti ma che le risate possono «tagliarle» tutte. Almeno in questo film reso ancora più chiaro dalla didascalia finale che spiega come Louise Michel
sia anche il nome di una nota anarchica francese d’inizio novecento esiliata in Oceania dopo aver partecipato alla Comune di Parigi, paladina dei diritti delle
donne e infaticabile organizzatrice di scuole libere per figlie del proletariato.
SI PUO’ FARE – Da vicino nessuno e’ normale
Siamo matti, non siamo scemi!
Una commedia umana divertente, che fa sorridere e riflettere, una storia realmente accaduta negli anni ’80, quando un sindacalista dalle idee troppo avanzate
viene retrocesso a dirigere una cooperativa di malati di mente impegnati in attività assistenziali. Scovando in ognuno di loro delle potenzialità decide di
umanizzarli coinvolgendoli in un lavoro di squadra pur con lo scetticismo del medico che li ha in cura.
Splendida interpretazione di Claudio Bisio e di tutti gli altri interpreti che ricreano un ambiente in cui i “matti” sembrano davvero autentici: tutto è sempre
raccontato – e per fortuna anche recitato – con la simpatia e con il rispetto che vengono naturali a chi sappia che «si può fare», o che almeno lo speri.
PARIGI – Le tante piccole vite che fanno grande Parigi
Una grande metropoli, una serie di personaggi che si incrociano senza conoscersi, un susseguirsi di incontri e coincidenze che dà a questi frammenti di
storie fascino e coerenza, uno sguardo d’insieme sulla città che collega le loro vite, i problemi piccoli o enormi con cui hanno a che fare ogni giorno. È il
trascinante Parigi di Cedric Klapisch , con una piccola folla di personaggi scelti nei quartieri e nei ceti più diversi, con quel misto di grazia e ironia che è il
marchio del regista. In fondo viviamo tutti le stesse cose ogni giorno, amori e morti, corteggiamenti e separazioni, malattie e crolli nervosi. Non conta
l’originalità o la sorpresa, conta la verità che il film estrae da ogni situazione e il modo in cui le collega: in fondo viviamo tutti le stesse cose ogni giorno,
amori e morti, corteggiamenti e separazioni, malattie e crolli.
E’ tutta una costellazione di rapporti famigliari o sentimentali, fratelli e sorelle, genitori e figli, docente e allieva, così parigini e insieme universali che a
fine film non sappiamo se abbiamo viaggiato più dentro o fuori di noi. Classico e contemporaneo, antico e moderno. Come Parigi.
FROZEN RIVER – La scintilla della solidarieta’ nell’America del malessere
Un nuovo regista alle soglie del successo che confeziona un thriller intenso e drammatico che si è guadagnato due candidature agli Oscar . Sul confine est
tra Canada e Usa, approfittando dell’extraterritorialità di una riserva indiana, due madri single in difficoltà economiche, in prossimità del Natale, sono attratte
dalla possibilità di guadagnare attraverso il contrabbando di clandestini cinesi e pakistani.
L’America del malessere divide i più poveri dai meno poveri e sfortunati: Ray se la passa male ma almeno è bianca e ha famiglia, Lila è indiana e il figlio
glielo hanno portato via. Ma al confronto con i dannati che trasportano nel bagagliaio sono entrambe privilegiate. Tutti contro tutti ma qualche volta scatta
la scintilla della solidarietà.
GIULIA NON ESCE LA SERA – Sarà presente il regista Giuseppe Piccioni – Storia di un amore dentro l’acqua e fuori dal mondo
Una pellicola di atmosfera e sentimenti rarefatti, che indaga l’anima, una storia di impossibile affinità, tra due persone molto diverse: lui è uno spettatore
perfetto, dissipa la sua vita familiare, macina esperienze altrui sulla carta, scrive romanzi abbastanza popolari da arrivare ai premi letterari, ma non così
vitali da essere amati, lei una popolana che paga la forza dei propri sentimenti – era sposata e aveva una figlia, lasciati da un giorno all’ altro per un uomo
rivelatosi sbagliato. I due personaggi affrontano di petto il tema centrale del film: il coraggio o meno di accettare le conseguenze delle proprie azioni.
Giulia l’ ha avuto, Guido no. Guido e Giulia si conquistano un posto nella memoria dello spettatore, e il merito va diviso tra i due protagonisti e il regista
che li ha diretti.I primi riescono ad adattarsi bene alle rispettive parti : la ruvidezza scontrosa ma desiderosa di comunicazione di Giulia, il suo evitare qualsiasi
accenno di pietismo, l’ orgoglio di chi vuole essere accettata per quello che è, passato compreso, sono tutti regali che la Golino fa allo spettatore . Così
come Mastandrea sa restituirci i timori e le angosce di chi fatica a capire quello che vuole, schiacciato da troppi ruoli – uomo mondano, scrittore marginale,
marito, genitore, amante – e ridotto a vivere una vita stropicciata come le sue camicie. E Piccioni ancora una volta si dimostra ottimo regista nella direzione
degli autori e nella scrittura delle sue sceneggiature.
THE READER – A VOCE ALTA – Sensualità e rimorso della parola scritta
Il bel film, con Kate Winslet meravigliosa protagonista, su sesso, segreti, Storia e l’ignoranza come origine dell’errore comincia in Germania subito dopo
la II Guerra Mondiale, con una travolgente passione carnale. Diventano amanti voraci e appassionati una donna matura e un ragazzo sedicenne, il cui legame
si fa anche più stretto quando lui si accorge di quanto a lei piaccia sentirlo leggere ad alta voce. Poi lei scompare repentinamente, senza una parola.
l ragazzo la rivede qualche anno dopo. Studente universitario di Legge, viene portato con altri ad assistere a un processo per crimini nazisti: e la donna è
lì, imputata in un gruppo di kapò. Le carceriere sono accusate di trecento omicidi : sceglievano i detenuti più deboli e anziani per i forni crematori. Additata
da tutti come un mostro, l’ imputata suscita nello studente sentimenti contrastanti: da una parte l’ orrore per l’ accaduto; dall’ altro tracce dell’ amore
vissuto. Ma il film imputa questa colpa anche all’ignoranza, all’inconsapevolezza, alla mancanza di informazione su quanto è avvenuto e avviene intorno a
sé, senza mostrare alcuna indulgenza verso la protagonista.
THE MILLIONAIRE – Dalla baraccopoli al successo televisivo
Ben ritmato, appassionante, un linguaggio dinamico e molto contemporaneo, ambientazione nell’ antica Bombay, la metropoli indiana Mumbai :The
Millionaire, il film vincitore di tanti premi prima dell’ Oscar. Il centro narrativo è “Chi vuol essere milionario”: proprio il format che conosciamo in versione
italiana, identico svolgimento, uguale grafica e perfino stessa musica d’ atmosfera. Centrando una risposta dopo l’ altra, il diciottenne Jamal si sta avvicinando
alla cifra massima di 20 milioni di rupie; tanto più favolosa per lui, che viene dalla baraccopoli di Mumbai e ha condotto una vita piena di sofferenze e
umiliazioni. Ma il conduttore della trasmissione lo denuncia alla polizia per sospetta truffa. Mentre gli agenti lo interrogano, ricorrendo anche alla tortura,
il ragazzo rivive in flashback gli episodi del proprio passato: in ognuno dei quali c’ è il motivo per cui Jamal conosce le risposte alle domande del quiz. Per
Jamal rispondere ai quiz non è questione di danaro, ma la condizione per ritrovare il suo amore.
Quanto all’ accogliente metafora di “Chi vuol esser milionario”, conosciamo da tempo il fenomeno dell’ identificazione di tante persone nei quiz che
dispensano denaro, rito di speranza e riscatto per chi dalla vita ha ricevuto molto poco. Non l’ abbiamo mai percepita con tanta evidenza, però, come qui,
dove i telespettatori adoranti sono i veri dannati della Terra, prigionieri di un’ esistenza di miseria e disperazione.

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