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Visite guidate a Villa Imperiale

villa imperialeOgni mercoledì dal 3 giugno al 30 settembre
partenza: ore 16.00 Piazzale della Libertà, Pesaro
prenotazione obbligatoria, posti limitati
Costo € 10
Venerdì: 5 – 12 giugno; 3 – 10 luglio, 7 – 14 agosto; 11 – 18 settembre
punto d’incontro: Villa Imperiale
visita guidata alle: 16.30
prenotazione per gruppi consigliata – € 10

Informazioni:
CENTRO IAT – Piazzale Libertà, Pesaro
tel. 0721.69341 Fax 0721.30462

Storia

La villa viene costruita in due secoli. Il 1448 è probabilmente la data d’inizio della prima fase costruttiva voluta da Alessandro Sforza per funzioni militaresche; il primo edificio era costituito da un blocco quadrangolare con corte interna a logge sovrapposte. A partire dal 1530 Francesco Maria I Della Rovere ed Eleonora Gonzaga incaricano l’architetto Girolamo Genga di aggiungere un nuovo corpo e di traformare il complesso in luogo di villeggiatura; i lavori terminano intorno al 1540. La villa diventa proprietà dei Medici dopo le nozze di Ferdinando II con Vittoria Della Rovere (1635), poi dei Lorena. Dopo essere stata venduta alla Camera Apostolica, il papa Pio VI la concede in enfiteusi perpetua alla famiglia Albani nel 1777.

Descrizione

L’edificio si configura come sovrapposizione di due momenti storici e di due realtà architettoniche: al corpo quattrocentesco voluto da Alessandro Sforza e rispondente ai canoni di un’architettura di fortificazione, se ne è sovrapposto un secondo commissionato nel 1530 dai Della Rovere a Girolamo Genga; oltre al progetto architettonico, costui cura anche l’ideazione e il coordinamento della decorazione interna.
La villa roveresca – su 4 livelli di cui i due superiori occupati da giardini e quelli inferiori dalla zona abitativa – è concepita come un organismo chiuso da mura di cinta e viene collegata all’Imperiale vecchia con un corridoio pensile che conduce al secondo giardino. La facciata è scandita da cinque archi con volte a lacunari.
Fra il 1529 e il 1532 sono modificate otto stanze, che secondo il progetto di Genga vengono illusionisticamente trasformate. La villa è corredata inoltre da un giardino di gusto prettamente rinascimentale.
Alla base dell’impostazione genghiana esiste il preciso intento di realizzare un saldo rapporto di corrispondenze fra struttura architettonica e paesaggio naturalistico. Tale simmetria spesso viene cercata anche nelle decorazioni pittoriche delle otto sale della villa vecchia: del Giuramento, delle Cariatidi, dei Semibusti, studiolo, degli Amorini, delle Fatiche di Ercole, dei Fiumi, della Calunnia. Al lavoro partecipano artisti come i fratelli Dossi, Francesco Menzocchi, Raffaellino del Colle, il Bronzino, Camillo Mantovano.
Con il passaggio della villa al papato, l’edificio subisce vistose trasformazioni, fra cui la creazione di celle, mense, camere, dispense e oratori; la scomparsa di stucchi, affreschi e decori; la costruzione di un nuovo piano a livello delle terrazze; la trasformazione di una delle otto sale affrescate in luogo atto alla coltivazione di bachi da seta.
Queste trasformazioni scompaiono nel corso degli interventi di ripristino eseguiti fra la seconda metà del XIX e i primi anni del secolo successivo ad opera della famiglia Albani: lavori documentati da un’iscrizione nella trabeazione del prospetto principale posta nel 1903 accanto a quella composta dal Bembo per Eleonora Gonzaga.

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