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Biographical Landscape, fotografie di Stephen Shore a Roma

Fotografie di Stephen Shore 1969-1979

Dal 26 febbraio al 25 aprile 2010 al Museo di Roma in Trastevere
164 fotografie di Stephen Shore raccontano i “Luoghi Insoliti” dell’America dell’Ovest negli anni ‘70

A soli sei anni riceve in regalo una vera camera oscura, a 9 inizia ad usare una 35mm, a 17 già frequenta la Factory di Andy Warhol e a 24 è il primo fotografo vivente a ottenere una mostra personale al Metropolitan Museum of Art di New York. Una vita di avanguardia quella di Stephen Shore che nel 1972, a 25 anni, diventa pioniere delle fotografie a colori in grande formato scattate attraverso l’America, da New York fino al Texas.

Un’importante selezione dei suoi lavori dal 1969 al 1979 è raccolta nella mostra “Biographical Landscape. Fotografie di Stephen Shore 1969-1979” ospitata dal Museo di Roma in Trastevere dal 26 febbraio al 25 aprile 2010, dopo un lungo tour che dagli Stati Uniti ha attraversato tutta l’Europa. Promossa a Roma dall’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione – Sovraintendenza ai Beni Culturali è curata da Stephan Schmidt-Wulffen.
Aperture, organizzazione no-profit dedicata alla fotografia e alle arti visive, ha prodotto questa mostra itinerante e il catalogo che l’accompagna.

L’esposizione racconta la metodica esplorazione dei paesaggi nell’opera di Shore e i suoi forti parallelismi con l’arte concettuale. Sensibilizzato alla cultura pop dalla frequentazione della Factory, la sua attenzione si è poi focalizzata sui paesaggi insoliti – gli Uncommon Places – dell’America dell’Ovest. Le 164 fotografie esposte sono suddivise in ordine cronologico, a partire dal primo viaggio attraverso l’America che cominciò il 3 luglio del 1973. I lavori raccolti nella prima sezione, nati nell’ambito della Pop Art, sono affiancati da parte della collezione di cartoline di Amarillo (Texas) e dalle fotografie All the Meat You Can Eat – una mostra curata da Shore nel 1972.

La seconda sezione raccoglie i lavori dal 1974 al 1976, in cui il fotografo sviluppa un diverso approccio alla realtà, più concentrato su una prospettiva lineare dove le composizioni e i titoli delle fotografie enfatizzano la natura biografica dei paesaggi.

Il terzo periodo, che parte dal 1976, è caratterizzato invece dal rifiuto di ogni punto focale o di singoli punti di prospettiva. In questo modo Shore allude alla realtà che si trova dietro le immagini, estendendole oltre il confine della fotografia. Nel 1980 l’artista si concentra su paesaggi che sono molto diversi dalla serie Uncommon Places, radicalizzando ancora di più il rifiuto della prospettiva dei suoi ultimi lavori.

Per maggiori informazioni www.zetema.it

Segnalato da Giusi Alessio
Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura

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