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Sguardi di donne: personale di Manuela Morgia

Castelli  Gallery

Milano, 4 dicembre – 19 dicembre 2010

Castelli è un nuovo spazio espositivo nella zona Tortona che amplia ed evolve il concetto tradizionale della galleria d’arte, non più soltanto negozio di quadri, ma luogo per eventi, reading e dibattiti capace di replicare l’esperienza del Bar Giamaica. Una casa per artisti giovani e di rottura, figlia dell’audacia e dell’intelligenza di Alberto Castelli che  ha fondato un ambiente dove idee, progetti e iniziative germogliano e creature in affinità di intenti, aspirazioni e ideali si incontrano e interagiscono e dove si più godere del buon cibo e chiacchierare d’arte, in allegra compagnia. Un’attività il cui scopo, più che economico, è culturale: dare spazio ai nuovi talenti, esponendo un’arte tanto accessibile nelle forme, quanto profonda nei contenuti. Un’arte che non rinneghi la bellezza e la riflessione sul ruolo dell’Uomo nel mondo. Un programma ambizioso, iniziato con le mostre Adagio di Massimo Kaufmann e continuato con le sperimentazioni di Claudio Cambiaghi e Dorian Rex. Ora questa ricerca, di spiritualità e bellezza, si incarna nelle opere della fotografa Manuela Morgia. Manuela nasce nel 1986 a Roma, dove risiede attualmente. Nel 2005 consegue la maturità artistica specializzandosi in Grafica visiva al liceo “Giorgio de Chirico” a Roma. Dopo il diploma si iscrive alla facoltà multimediale di Tor Vergata “Scienze dei media” dove approfondisce la passione per la grafica e qui avviene il primo incontro indiretto con la fotografia attraverso gli esami universitari. Spinta dal desiderio di dedicarsi esclusivamente alla passione per l’arte nel 2008 decide di abbandonare gli studi precedenti iscrivendosi al corso universitario di storia dell’arte della Sapienza. Inizia così al termine del 2008 la sua prima esperienza diretta con la fotografia, acquistando la sua prima reflex e sperimentando da autodidatta. Quello che ha iniziato a cogliere fin da subito è stato il desiderio di ritrarre le persone, cogliendone la loro complessità e cercando di mostrarle con semplicità,ispirandosi talvolta alla fotografia dell’artista Richard Avedon. Così  è diventata parte integrante di quella generazione di artisti italiani che,  pur non costituendo un movimento o un’avanguardia, pur non avendo leader nè mai sottoscritto dei manifesti programmatici, condividono temi ed atteggamenti comuni. Hanno abbandonato tele e pennelli,  per esplorare le potenzialità ed i limiti dell’elaborazione grafica, partendo dalla fotografia digitale, non più strumento di rappresentazione, ma base di creazione. Contaminano ciò che cade sotto il loro sguardo con lo studio di secoli di Tradizione pittorica, generando citazioni. Recuperano una dimensione tragica, interrogandosi sulla fatica di vivere. In particolare, la ricerca di Manuela è così definibile

“Nulla è più complicato che ritrarre le persone. Perchè il pennello o la foto deve scendere oltre i lineamenti, per esplorare anime.L’artista deve avere il coraggio di immergersi negli abissi del Soggetto e quando si sfida il drago, difficilmente se ne esce indenni.

Bisogna trovare la forza, il genio e lo sguardo per rendere il particolare universale ed il transitorio eterno. La persona scomparirà, ma la sua essenza, ciò che lo definiva intimamente, continuerà a parlare con i posteri.Manuela Morgia ha questo grande dono. Se la luce ed il nero son bisturi potenti che delimitano e sezionano vita ed apparenza, le texture, sottili come nebbia, donano alle immagini l’ambiguo oscillare della vita”

Sito Catelli Gallery

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