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Conoscere il secondo Quattrocento con Piermatteo D’Amelia

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Terni, CAOS Centro Arti ex Opificio Siri
Amelia, Complesso Ex Collegio Boccarini
12 dicembre 2009 – 2 maggio 2010

a cura di Vittoria Garibaldi e Francesco Federico Mancini

La mostra dedicata a Piermatteo d’Amelia si propone di offrire alla conoscenza del grande pubblico un protagonista di primo piano del secondo Quattrocento, uno dei grandi maestri del Rinascimento in Umbria.

La sua attività, abbondantemente documentata a livello archivistico, si svolse principalmente nell’Umbria meridionale, nell’alto Lazio e a Roma. Eppure fino alla fondamentale intuizione di Federico Zeri (1953) il quale assegnò al maestro amerino un gruppo di opere che, fino a quel momento, Roberto Longhi (1927) e Bernard Berenson (1932) avevano riunito sotto il nome convenzionale di Maestro dell’Annunciazione Gardner, Piermatteo di Manfredo – nato ad Amelia intorno al 1448 e morto dopo il 1506 – era rimasto confinato nella vasta schiera dei pittori “senza opere”.

La geniale intuizione di Zeri venne confermata nel 1985 dal felice ritrovamento del contratto di commissione della pala dei francescani, dipinta per la chiesa di San Francesco e oggi conservata nel Centro Arti Opificio Siri di Terni.

Formatosi tra il 1467 e il 1469 accanto a Filippo Lippi in quegli anni attivo nel Duomo di Spoleto, Piermatteo, dopo la morte di fra Filippo (1469), seguì a Firenze fra Diamante, il principale collaboratore del pittore carmelitano. Nella città toscana entrò in contatto con l’operosa bottega del Verrocchio. Subito dopo si pose a fianco del Perugino con il quale lavorò nella Cappella Sistina (1480-1481), progettando la decorazione della volta e partecipando, assieme al Pintoricchio, all’esecuzione di alcune parti figurate come il Viaggio di Mosè e la Circoncisione. Da questo momento la presenza di Piermatteo a Roma assunse il carattere di continuità.

Non mancarono, tuttavia, viaggi in Umbria per soddisfare committenti autorevoli come l’Opera del Duomo di Orvieto (1480-1481), gli agostiniani, sempre di Orvieto (1482), e i francescani di Terni (1483). E’ in questa fase che il pittore amerino si avvicinò all’arte di Antoniazzo Romano.

Lo si vede, per esempio, nel polittico di Orvieto, oggi diviso tra Berlino, Altenburg e Philadelphia, dove “l’impianto apertamente monumentale con cui sono costruiti i sei personaggi sacri principali contro l’oro, sono una rielaborazione, sia pure intelligente ma quanto mai palmare, dello stile che Antoniazzo aveva inaugurato sin dal 1480 circa” (Zeri). Con l’elevazione di Alessandro VI al soglio pontificio, Piermatteo (1493), oltre a ottenere titoli e privilegi, venne coinvolto nella decorazione, purtroppo perduta, di alcune stanze dell’Appartamento Borgia.

La mostra è allestita a Terni intorno al polittico dei francescani (1483-85), recentemente restaurato e collocato nella sua sede permanente e presenta anche una parziale ricostruzione del polittico degli agostiniani di Orvieto, capolavoro dell’artista, dove è possibile ammirare uno stile capace di coniugare il delicato naturalismo di Filippo Lippi con il vigore plastico di Andrea del Verrocchio e l’impianto monumentale di Antoniazzo Romano.

La sezione della mostra allestita ad Amelia ruota intorno all’immagine del Sant’Antonio Abate (1474-75), magnifico autografo di Piermatteo, conservato nel locale Museo.

Questo evento espositivo, inoltre, offre l’opportunità di seguire da vicino l’artista nel suo territorio, nei luoghi della sua formazione artistica, nei contesti di provenienza delle opere espatriate e nei siti dove sono conservate alcune tra le migliori testimonianze della sua pittura.

Le sedi di questo itinerario sono Spoleto, Narni, Orvieto e Avigliano Umbro.
Riferimenti

Segnalato da Ufficio stampa Civita
Barbara Izzo-Arianna Diana
Tel. 06 692050220-258 cell.348 8535647
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