Lorenzo Kruger dei Nobraino: “Credo che le belle forme abbiano lunghissima vita”
Pubblicato da Futura Pagano il 17 marzo 2011 |
Una piccola presentazione è d’obbligo. Lui è Kruger e loro sono i Nobraino: basso, batteria, fiati, chitarra, voce e tamburello (e forse molto che gli capiti a tiro) dalla Romagna. Con la loro bella Regione hanno molto in comune: l’allegria, il trasformismo, il sound, l’amore per un certo cinema e le sue radici nelle vie di Riccione, per i bar di periferia, le balere e il rapporto umano col pubblico. Nonchè un certo non sense e un groviglio di contraddizioni.
Kruger, cantante ed attore, saltinbanco e poeta. E non è un caso se abbiamo deciso di inaugurare la rubrica “L’intervista della settimana” con lui. Mi sbilancio qui ma l’ho già fatto altrove: uno dei migliori frontman e animali da palcoscenico che questi anni 0 hanno lanciato (insieme a Pierpaolo Capovilla de Il teatro degli Orrori e Max Collini de Offlaga Disco Pax). Lui salta sul palco, lo conquista e lo venera, lo divora e lo prega. Ne salta fuori, sui muretti, in mezzo al pubblico, sui balconi, in un bar, continuando a cantare sorseggiando libero una birra al bancone. E’ uno di quelli che ti chiedi se fuori dal palco esista per davvero. E’ istrionico come la musica che insieme ai bravissimi musicisti della band compone, come i suoi testi che canta e recita, racconta storie che fanno paura e tenerezza allo stesso tempo. E’ certo, i Nobraino catalizzano l’attenzione del pubblico di ogni età e suonano da paura, Dio Palco!
(Avrei anche potuto dirvi che sono stati votati come l’artista della nuova musica italiana del 2010 dai lettori di XL, o che musicalmente assomigliano a questo o a quel gruppo o artista. Ma i Nobraino non se lo meritano. Per scoprire molto di loro leggetevi l’intervista ma soprattutto andate a vederli dal vivo!)
Futura
Ultimamente avete fatto dei concerti con la “formazione a tre”, senza batterista. Com’è suonare “acustico”? è una scelta ragionata o c’è nell’aria un cambiamento di formazione? State suonando anche pezzi nuovi, ma dove lo trovate il tempo per comporre, siete sempre in tour!
Il mercato della musica live a certi livelli è molto vario. Per andare incontro ai budget che i promoter hanno a disposizione seghiamo via pezzi di band. Cascano Teste. Ci muoviamo anche in duo se è per questo. L’acustico in questi casi non è una scelta stilistica, ma pratica. Quando pagano quel che serve ci andiamo tutti. Lavoriamo intensamente e sembra giusto così. Il resto delle energie viene speso in sala prove e in periodi buoni riusciamo tranquillamente a comporre materiale nuovo.
I Nobraino, dai bar di provincia romagnoli a Parla con me su Rai tre, vi vediamo in scena su palchi molto diversi…..ma l’attitudine rimane sempre la stessa? Raccontateci qualche aneddoto del No Usa! No uk!, come vi hanno accolto in Spagna?
La musica che emanano i Nobraino è sempre la stessa, cambia solo l’intenzione. Il bello di frequentare situazioni molto diverse è che si sviluppano concerti diversi, sempre di più. Il Tour dei Teatri ne è una dimostrazione, un capitolo completamente nuovo nel nostro modo di affrontare il suono, eppure siamo sempre noi ed è sempre la nostra musica. La Spagna era piena di Italiano e non mi ha fatto molta differenza, bisognerebbe addentrarsi di più.
I vostri testi alternano versi da inguaribile romantico, cinico bastardo, volgare sciupafemmine, sensibile inadatto, narcisista disincantato: personalità multiple o visioni alternate della vita? Meglio “Gli Indifferenti” di Moravia o il “Ritratto di Dorian Gray”di Oscar Wilde?
Non mi sono mai posto in uno stile, e mi concedo il faticoso lusso di cercare il vestito giusto per ogni umore, visioni alternate si, proiezioni diverse nella stessa testa, non ho gusti, cerco di avere gusto, ed è una ricerca che faccio in maniera totalmente empirica. Tra i due che mi cita io scelgo il loro comune essere scrittori, ricercatori di una loro bellezza formale. Credo che le belle forme abbiano lunghissima vita.
No Usa!No uk! aggiungeremmo No Discografia: rigorosamente indipendenti, più volte avete affermato che la “visibilità” la ottenete suonando in giro, in mezzo alla gente; ma i lettori di XL di Repubblica vi hanno votato “gruppo rivelazione del 2010″…quindi, “si può fare” senza una grande etichetta alle spalle?
Fino a che si ha la possibilità di andare a fare molti concerti si può cercare di contenere i costi di promozione evitando le filiere della grande discografia (per inciso quest’ultima dovrebbe diventare tipo un fondo pensionistico per musicisti che ormai riescono solo a stare in studio). Noi al momento riusciamo a cescere andando dalla gente a suonare, da chiunque ci chiami, per organizzare un concerto e per fare questo ci basta l’etichetta con cui stiamo lavorando. Lunga perifrasi per dire che si può fare,basta l’olio di gomito.
C’è una storia dietro i vostri vestiti di scena? raccontateci dei vostri travestimenti. citazioni cinematografiche o teatrali?
Si può andare su un palco vestiti come si va al bar? Il palco ti chiede di trascendere e di solito è meglio assecondarlo. Noi ne siamo intimoriti, dal palco, e ci vestiamo a cerimonia per favorircelo ed ingraziarcelo al fine che ci doni un bel concerto. Dio Palco!
Quale musica ascoltate quando siete in viaggio?
In tournè si ascolta di ogni. Un sacco di indie italiano, li ascoltiamo tutti, quelli ultra affermati come altri che iniziano a girarci intorno. E’ molto stimolante la muscia italiana di questo periodo.
Ci sarebbe piaciuto intervistarvi “live”, ma vi verremo a vedere quando sarete dalle parti “pesaresi” (che di solito accade spesso).
“MEGLIO UN MORTO IN CASA CHE UN PESARESE ALLA PORTA”
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