Siete quì: Mostre Vicenza > Mostra Grand Tour

Mostra Grand Tour

MARIO VESPASIANI

GRAND TOUR
il volto lo specchio la maschera

Inaugurazione Giovedì 18 giugno ore 18.30
interverrà l’antropologo Massimo Centini

18 giugno – 25 luglio 2009

Yvonneartecontemporanea
Palazzo Iseppo da Porto
Contra’ Porti, 21
36100 Vicenza

Tel. 393 9060790
email: HYPERLINK “mailto:yvonne@artsinergy.com”
yvonne@artsinergy.com
Sito: www.yarc.eu

ORARI GALLERIA: Martedì – Sabato 16.30 – 19.30
UFFICIO STAMPA: Laura Finotto e Yvonne Pugliese

Catalogo disponibile in galleria con i testi di Massimo Centini e Cesare Catà.

Patrocinio del Comune di Vicenza

La Galleria Yvonneartecontemporanea è lieta di presentare la mostra di Mario Vespasiani
dal titolo GRAND TOUR il volto, lo specchio, la maschera.

Le opere di Mario Vespasiani raccolte in questa mostra fanno parte dell’imponente progetto intitolato Grand Tour, in riferimento a quel viaggio pluriennale che un tempo veniva compiuto dai giovani uomini, per arricchire la loro conoscenza attraverso l’incontro e lo scambio.

L’autore, confrontandosi apertamente con tutte quelle storie e quelle esperienze umane che nel corso degli ultimi due anni si sono incrociate lungo il suo procedere, ha riportato in queste tele i suoi appunti e i suoi simboli fatti di silenzi, luce e attimi.

Con Grand Tour ha affrontato il tema del ritratto per tracciare una sorta di mappatura di uno scenario tanto prevedibile quanto sconosciuto, per verificare chi siamo e capire la direzione verso la quale ci stiamo muovendo, forte di quella pratica sciamanica che è la pittura – tra gesti originari e movimenti rituali – capace di estrarre il volto dalla maschera, l’autentico dall’illusorio.

Lo studio effettuato sul volto da Vespasiani inteso come esperienza di ascolto, di tragitto verso l’esterno, riprendendo gli insegnamenti di Laozi, può essere racchiuso in questa frase: “scorrendo come l’acqua […] ci spostiamo rapidamente senza mai contrastare la corrente, né fermarci abbastanza da ristagnare o aggrapparci agli argini o alle rocce – agli averi, alle situazioni o alle persone che attraversano la nostra vita – e nemmeno tentando di restare fedeli alle nostre opinioni o visioni del mondo; semplicemente attaccandoci, con leggerezza e intelligenza, a ciò che ci si presenta mentre passiamo, che lasceremo poi andare, con grazia e senza avidità”.

Scrive Cesare Catà: “quelli di Vespasiani sono ritratti semantici, anti-concettuali. L’astrazione, se pure può essere individuata, soprattutto in un certo uso del colore, non è mai fine a se stessa, in queste opere; viene bensì inserita in un quadro interpretativo di riferimento, in cui essa acquisisce senso, quel senso che il volto come imago spiritualis deve e può necessariamente trasmettere.

Vespasiani, in fin dei conti, con questi suoi lavori, è un archeologo. Come uno studioso di antiche civiltà potrebbe recarsi in un luogo un tempo sede di antiche dimore, per scavare il terreno e riportare alla luce i frammenti di perdute ceramiche e oggetti preziosi; così il pittore, in questo caso, scava con la mente attraverso i secoli dell’Europa, e riporta alla luce i cocci di un ego che la Modernità aveva infranto, e che la post-Modernità ha sepolto, assai profondamente”.

La mostra verrà introdotta da Massimo Centini professore di Antropologia Culturale dell’Università Popolare di Torino.

Comments

comments